Dall’ispettore Zenigata a Lamù, da Naruto a Kung Fu Panda, sono alcuni dei personaggi che hanno ispirato la mia passione per i manga giapponesi che negli anni, qualcuno lo ricorderà, mi ha portata anche ad avere i capelli colorati, e che ha influenzato il modo di utilizzare gli ingredienti della mia terra, creando quel sapore agrodolce tipico della cucina asiatica.

Ispettore Zenigada

Quest’oggi voliamo sull’isola giapponese per imparare a cucinare un piatto tipico che si chiama Ramen, utilizzando le materie prime che troviamo anche nella nostra cucina o nel negozio sotto casa.

Manga e Ramen

Mi piace trascorre le giornate curiosando e se le restrizioni della pandemia significano che non posso uscire, uso la mia cucina per viaggiare attraverso le cucine internazionali che nel corso degli anni hanno riempito il mio bagaglio culturale. Nei post precedenti abbiamo parlato di quella parte del Medio Oriente afflitta da una guerra politico-religiosa attraverso le immagini di un film che descrive il conflitto israelo-palestinese e la prelibatezza dei Felafel (o Falafel). Poi ci siamo spostati negli Stati Uniti parlando dell’eccentrico artista della Pop Art, Andy Warhol, imparando la zuppa di pomodoro grazie all’illustrazione che ha reso famose le latte della Campbell. Proseguendo in questo spirito di binomio arti-cibo, spostiamo l’attenzione sul Sol Levante. Io e tanti altri della mia generazione (forse anche a seguire) cresciuti con i cartoni animati giapponesi, ci siamo domandati cosa fossero quelle scodelle di brodo dove i protagonisti succhiavano, aiutandosi con le bacchette, dei lunghi spaghetti bollenti. Quegli spaghetti si chiamano noodlese il motivo perché vengono mangiati velocemente è la cottura di quel tipo di pasta, che va consumata in 3 minuti circa altrimenti scuoce nel brodo caldo. Dall’ispettore Zenigata a Lamù, da Naruto a Kung Fu Panda, sono alcuni dei personaggi che hanno ispirato la mia passione per i manga giapponesi che negli anni, qualcuno lo ricorderà, mi ha portata anche ad avere i capelli colorati, e che ha influenzato sul modo di utilizzare gli ingredienti della mia terra, creando quel sapore agrodolce tipico della cucina asiatica. 

Quella che riporto non è la perfetta ricetta giapponese di ramen, poiché ho sostituito alcuni ingredienti per pigrizia, a dire il vero. Il brodo l’ho fatto di pollo (che avevo già in casa) e non di maiale (ricetta originale) e di conseguenza ho usato il pollo come condimento invece del maiale nella fase dell’impiattamento.

Ingredienti

  • brodo di pollo
  • uova sode
  • cipollotto verde
  • petto di pollo
  • salsa di soia
  • farina maizena, amido di mais
  • scorza di limone 
  • zenzero fresco o in polvere

Istruzioni

  • Prepariamo il brodo di pollo mettendo sul fuoco una pentola con acqua, carote, sedano, cipolla. Non ho l’abitudine di usare il dado per fare il brodo e in generale non è un prodotto che uso nella mia cucina, ad ogni modo lo sconsiglio. Ci aggiungiamo del sale ma non troppo. Quando il brodo è pronto, lo separiamo dalla carne e dalle verdure utilizzate. Ci aggiungiamo della salsa di soia che troviamo in tutti i negozi di alimentari, un po’ per volta e assaggiando fino ad arrivare alla sapidità desiderata. Questa fase della ricetta è una questione di gusto, c’è chi mangia più salato e chi meno.
  • In una ciotola mettiamo un cucchiaio di amido di mais e ci aggiungiamo un paio di cucchiai di brodo, mescoliamo fino a formare una cremina. La versiamo nel brodo e mescoliamo, aggiungiamo della scorza di limone (parte gialla grattugiata), un po’ di zenzero tagliato fresco oppure quello in polvere, la parte bianca del cipollotto affettato, mentre quella verde la utilizzeremo nell’impiattamento. Ora possiamo mettere a cucinare la pasta nel brodo, e se non trovate i classici noodles o quelli di riso, possiamo utilizzare la nostra pastina da brodo, a me piace lo stesso.
  • Dopo la cottura prendiamo il piatto/ciotola ci versiamo prima il brodo, poi la pasta, la carne cucinata nel brodo, cioè il pollo (intero o a pezzi), la parte verde del cipollotto e la metà dell’uovo sodo.

Se i dubbi sono maggiori delle vostre certezze, scrivetemi e cuciniamo insieme!