Ci stiamo avvicinando alla Pasqua e vi sorprenderà sapere che non saremo gli unici a festeggiarla.

La Pasqua nelle tre religioni monoteiste

Quando ho iniziato questo percorso di condivisione di pensieri attraverso le mie passioni per le arti tutte e la ricerca di come il cibo diventava motivo secondo il quale avrei potuto appassionare più gente possibile “prendendola per la gola”, ho scoperto che le mie ricerche mi portavano alla conferma di quanto io stessa (probabilmente da sempre) avevo imparato sull’essere umano: che sia biondo o bruno, di pelle chiara o scura, credente o ateo, eccetera eccetera, le radici affondano sulla stessa terra e, come il mio mentore asserisce “la diversità è solo la base su cui si costruisce la vera uguaglianza”. (M. Ovadia)

Nei post che hanno preceduto il seguente, vi ho mostrato come dopotutto non siamo affatto diversi, come l’essere cristiano, ebreo, musulmano, ci mostrava molto più simili di quanto anch’io stessa potessi immaginare. Ho mostrato come anche in culture diverse dalla mia che affonda le proprie radici in quelle giudaico-cristiane, avevano in comune tanto con chi non professava alcun tipo di fede.

Ci stiamo avvicinando alla Pasqua e vi sorprenderà sapere che non saremo gli unici a festeggiarla.

La Pasqua cristiana celebra la Resurrezione di Cristo ma, come per il Natale, anche la Pasqua ha le proprie radici nella tradizione popolare del culto pagano, dove si celebrava la rinascita, il risveglio della natura dal lungo inverno. Dopo il tempo quaresimale, la Pasqua segna la fine dell’inverno, un momento di divertimento e di festa. Il nome stesso di Pasqua in inglese Easter, prende origine dalle divinità pagana Eostre, dea della primavera, della rinascita. Rappresentata sotto forma di una lepre o di un coniglio, tutt’oggi è d’uso il coniglio di cioccolato a Pasqua. Ugualmente per le uova che secondo la tradizione pagana e poi cristiana, simboleggiano la nuova vita che si rinnova con l’equinozio di primavera. Durante il periodo di Quaresima le uova erano proibite, per questa ragione venivano cotte e conservate per Pasqua. Come in passato, anche oggi vengono decorate a mano, una tradizione che vede la prima apparizione negli anni degli zar di russia.

La Pasqua ebraica, dall’aramaico Pasahpassare oltre”, celebra la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù, ricordando il sacrificio dell’agnello, il cui sangue fu usato per segnare le porte degli Israeliti che l’angelo della morte risparmiò al suo passaggio. Mentre per i cristiani, l’agnello fa riferimento a Gesù Cristo, con il cui pane e sangue, si rinnova il sacrificio. Ecco come gli ebrei e i cristiani sono accumunati da questo “passare oltre”: per i primi il passaggio dalla schiavitù alla liberazione attraversando il Mar Rosso, per i secondi il passaggio dalla morte alla vita per mezzo della Resurrezione.

La Pasqua islamica celebra il sacrificio come per i cristiani, ma con un aspetto diverso. Come avevo già scritto nel post sul profeta Abramo, egli fu il primo patriarca dell’Islam e il sacrificio di cui si menziona a Pasqua è quello di Isacco. Gli islamici ricordano l’obbedienza del profeta al volere di Dio di sacrificare Isacco, fermato da un angelo poco prima che Abramo compisse l’atto. A ricordo di questo, nella religione islamica c’è l’immolazione di un animale nello stesso istante che i pellegrini compio lo stesso gesto alla Mecca.

La Pasqua dei non credenti è vista come una festa positiva, una festa di gioia. Anche per chi non crede il significato pasquale è sentirsi chiamati ad essere solidali con chi è scartato e rifiutato, condividere la propria vita con i derelitti della storia. Questo è il mistero pasquale.

Permettetemi di omettere la ricetta settimanale in preparazione alla Settimana Santa. Vi prometto per il prossimo post che torneremo a viaggiare attraverso le pietanze dei popoli in giro per il mondo.

Pace. Shalom . Salam.

Pace. Shalom . Salam.