Una giornata da commemorare ma sopratutto da festeggiare.

Da sempre avevo guardato alla bicicletta come uno di quei mezzi di locomozione da non prendere in considerazione, tantomeno come mezzo per attività sportiva o semplicemente per attività ricreativa per lunghe pedalate. Solo per pigrizia. Tutto questo fino a quando non ho letto il libro “La Gabriella in bicicletta”, un romanzo scritto da Tina Anselmi che fu partigiana col nome di battaglia Gabriella. Aveva diciassette anni la protagonista quando iniziarono per lei, e la sua bicicletta, lunghe pedalate di cento chilometri e più al giorno, per compiere ciò che le segnerà tutta la vita. In sella alla sua bicicletta, Gabriella sarà partigiana per scelta dopo aver visto l’impiccagione di trentuno giovani ragazzi a Bassano del Grappa, tra i quali il fratello di una sua amica. Conosciuta come Operazione Piave, i tedeschi a seguito di un rastrellamento del Monte Grappa, impiccarono i giovani partigiani lungo gli alberi del corso principale di Bassano del Grappa, i cui corpi rimasero appesi per quattro giorni. Tutt’oggi gli alberi sono lì e una targa su ognuno di essi a ricordare cos’è stato. Da questo romanzo continua il nostro viaggio che quest’oggi ci conduce nei ricordi da commemorare: la Festa di Liberazione.


Di pedalate le giovani partigiane note come staffette ne hanno fatte, a loro il compito di garantire e mantenere i contatti tra le brigate e tra i familiari dei partigiani. Donne in prima linea, furono le protagoniste della Resistenza, furono anche vittime di traditori e per questo imprigionate, torturare e fucilate. A loro sono state intitolate scuole, piazze, giardini, forse non proprio come avrebbero meritato, ma d’altronde il maschilismo post guerra (aggiungerei tutt’ora) non poteva lasciare alle donne più merito degli uomini.


La storia, che qualcuno tenta di revisionare, ci racconta come la Resistenza, inizialmente composta da bande di partigiani, dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943 si sia ampliata di operai, contadini e tanti giovani fino a comporre un esercito di trecentomila persone. Nonostante l’imminente liberazione e la fine dell’occupazione, l’esercito nazista diede un duro colpo alla nostra gente nei mesi precedenti in quelle che furono le più sanguinose dei vili gesti per mano dei nazi-fascisti, la strage di Marzabotto e i massacri di Roma nelle Fosse Ardeatine.
Non so quanto di questa memoria si continui a tramandare nelle nuove generazioni, quando l’ultimo partigiano si spegnerà mi auguro che faremo ammenda di cosa sia stato e del perché si commemora, ma sopratutto si festeggia il 25 Aprile. Giusto per l’appunto che di festa si tratti, in tutta Italia come in altre parti dove gli Italiani risiedono all’estero, in questa giornata ci sederemo in una tavola a festa. Io vi propongo un dolce simbolo, ovunque tu vada dici Tiramisù e dici Italia.

Ogni casa ha la sua ricetta, vi presento solo un’alternativa nella presentazione. Consapevole del fatto che è un dolce che mette a dura prova i golosi, lo prepariamo e lo serviamo direttamente nei bicchieri, tale da renderlo monoporzione. Per ogni goloso un bicchiere! Buona Festa di Liberazione. Viva l’Italia