Nella ricerca quotidiana di playlist da organizzare per il mio programma radiofonico, mi sono imbattuta in quello che qualche anno fa era diventato un caso mediatico fuori controllo. Dalla parodia di alcuni brani rap e cavalcando i luoghi comuni sugli immigrati, Paul Yaboah, conosciuto nel mondo dei social come Bello Figo, ha fatto di sé un personaggio amato e odiato. Chi ha compreso, ride ancora oggi ascoltandolo rappare fuori tempo e stonato, mentre c’è chi lo ha accusato di inneggiare alla criminalità, tant’è vero che dopo minacce da parte di gruppi di estrema destra, sono stati cancellati concerti ed addirittura la pagina di Wikipedia Italia è stata resa protetta.

Partendo da uno dei brani più conosciuti come “Non pago l’affitto”, passando per “Referendum Costituzionale” per arrivare a “Barbara D’Urso”, ci si rende conto di come la popolarità dei social premino l’originalità di un personaggio pur non avendo alcun tipo di talento. Cosa porta dunque la gente a cliccare e ricliccare sui contenuti di personaggi come Bello Figo? La curiosità, potrebbe rispondere qualcuno. La voglia di farsi quattro risate, qualcun altro. Fatto è che qualunque sia il motivo ci rendiamo partecipi di quel gioco perverso delle visualizzazioni. E più viewers ci sono e più fioccano gli sponsor. E più sponsor ci sono e più sale il conto in banca. Fin qui direi “buon per loro”! Ma c’è un lato oscuro dei social e lo scopriremo attraverso il viaggio che stiamo percorrendo: il mondo dei social.

Quest’oggi ci immergiamo a capofitto nell’argomento grazie alle immagini del film The Social Dilemma, visibile sulla piattaforma Netflix. Senza voler anticipare nulla del film che è da vedere per eventuali spunti di riflessione, sappiamo bene i buoni propositi con i quali i social sono nati: avvicinare le persone ed accorciare le distanze. Col tempo le cose sono cambiate a tal punto da renderci dipendenti, dal continuo sguardo per le notifiche sullo screen, alla partecipazione piuttosto attiva. Anche se gli stimoli hanno sempre avuto un ruolo fondamentale per l’allenamento del cervello, sembrerebbe che il continuo flusso di informazioni rallentino la capacità di concentrazione, oltre che a selezionare quello che possa essere importante o no. In questo documentario l’attenzione viene posta su quali conseguenze si hanno per l’uso inconsapevole dei social, concentrandosi sulla manipolazione degli utenti. Un modo per indirizzare sugli acquisti, sulle opinioni come quelle dei consensi elettorali.

Ed io riesco ad influenzarvi sul cibo da mangiare? Ringrazio chi mi scrivere per chiedermi chiarimenti sulle ricette che seguono i miei post settimanali. Ma oggi come posso collegare il mondo dei social ad una particolare ricetta? di solito vi parlo di popoli più o meno vicini a noi, per farvi viaggiare restando a casa. Abbiamo scoperto identità tanto uguali quanto diversi dalla nostra, vi siete appassionati a nuovi sapori e mi avete ringraziato per questo. E quindi oggi di cosa possiamo parlare? Sarò scontata, banale ma visto l’influenza che i social hanno ormai sulla nostra quotidianità, andiamo a preparare il piatto più condiviso in rete: PIZZA

Sarà per causa lockdown, oltre che alle restrizioni anche nei mesi a seguire con il coprifuoco, ma il cibo più condiviso in rete lo scorso anno è stata la pizza. Io vi lascio la mia ricetta personale della pizza romana, che adoro! Vi avviso di armarvi di tanta pazienza per i tempi della lievitazione, ma credetemi ne varrà la pena.

INGREDIENTI

  • 360 g di farina specifica per pizza 0 o 00 
  • 290 g di acqua a 4° (quindi molto fredda)
  • 7 g di sale
  • 7 g di olio extravergine di oliva
  • 2 g di lievito di birra fresco

PREPARAZIONE

  1. In un’impastatrice versiamo la farina, il lievito sbriciolato e poi il sale. Impastiamo e aggiungiamo 3/4 dell’acqua e continuiamo ad impastare. 
  2. Quando l’impasto sarà incordato e si stacca dalle pareti e sarà liscio, aggiungeremo la restante acqua un poco alla volta, aspettando che l’acqua venga assorbita prima di aggiungerne altra. 
  3. La lievitazione deve avvenire per mezz’ora ad una temperatura ambiente di 24/26 gradi e poi in frigorifero, dopo aver messo il nostro impasto in un contenitore ermetico e ben oliato per un periodo di 44 ore. Quindi se vogliamo avere la pizza romana per il sabato sera ad esempio la dobbiamo impastare il giovedì sera.
  4. Terminata la lievitazione, si rovescia l’impasto sulla spianatoia e si fanno le pieghe, meglio se dividiamo l’impasto in più panetti, e mettiamo a lievitare per 3 ore a temperatura ambiente in un contenitore chiuso.
  5. Riscaldiamo il forno alla massima potenza in modalità statica.
  6. Ungiamo con olio la teglia e stendiamo l’impasto prima sulla spianatoia infarinata dandogli una forma rettangolare.
  7. Sigilliamo bene i bordi e trasferiamo l’impasto sulla teglia.
  8. Possiamo condire come meglio ci piace, io preferisco bianca.
  9. La cuociamo per 6 minuti mettendo la teglia nella parte bassa del forno e poi nella parte centrale a 230 gradi per altri 10 minuti. In questa fase qui va messa eventualmente la mozzarella.
  10. Sforniamo e lasciamola sulla grata per fare eliminare l’umidità. Siamo pronti per mangiarla!