Da un rito celtico e dalla leggenda di Jack O’Lantern, siamo giunti ad All Hallows’ Eve ed al regno di Jack Skeletron

Come già avevo parlato nel post La luce che unisce, la vita del popolo celtico era scandita dal tempo. In quel post facevo riferimento alla festa denominata Imbolc (1-2 febbraio), poi c’erano Yule (21 dicembre), Ostara (21 marzo) e molte altre. Quest’oggi parleremo della festa di Samnahin (Summers’ end, fine estate) che cade il 31 ottobre. Ripercorriamo il viaggio della leggenda, in alcuni casi diventa tradizione che si intreccia nella storia, a volte distorta. Siamo tra i celti/irlandesi e riti divenuti cibo per il consumismo: Halloween.

Nel descrivere la festa di Imbolc, ho parlato del ritorno alla luce, del cambiamento, della trasformazione, della purificazione delle anime, mentre con la festa di Samnahin si segnava la fine della stagione estiva, i pastori ritornavano a valle e si preparavano a vivere un lungo inverno chiusi in casa a fare piccoli lavoretti, dopo aver messo il bestiame al sicuro e ben rifocillato per il periodo invernale. In sintonia con quanto stava succedendo alla natura in questo periodo dell’anno, il tema principale era la morte, perché i Celti credevano che alla vigilia di questa festa, quindi al 31 di ottobre, gli spiriti dei morti potessero unirsi ai viventi, come se l’aldilà si potesse fondere con il mondo dei vivi e i morti potessero andare in giro indisturbati. I festeggiamenti avvenivano tra i boschi mascherati con delle pelle di animali uccisi per spaventare gli spiriti, e quando tornavano a valle a casa, si facevano luce con delle cipolle (o rape secondo qualcuno) intagliate con all’interno del fuoco, per illuminare il percorso. Con l’arrivo dei cristiani nel nord Europa e non riuscendo a cancellare cultura e tradizione, si preferì, come il caso di Halloween, istituzionalizzarla come una festa cristiana: Ognissanti.

Durante la mia ricerca sul tema ho scoperto che la festa di Ognissanti fu celebrata per la prima volta a Roma il 13 maggio del 609 d.p. (tra le fonti questa datazione non sempre coincide), in occasione della consacrazione del Pantheon alla Vergine Maria. Papa Gregorio III stabilì lo spostamento della festa al 1° novembre. Fu Gregorio IV ad istituzionalizzarla, ad eccezione degli ortodossi che continuano a celebrare questa festa la domenica successiva alla Pentecoste, quindi in primavera.

Ma come ha fatto Samnahin a divenire la festa di Halloween che noi tutti oggi conosciamo? Durante le carestia nella metà del XIX secolo, gli irlandesi furono costretti a lasciare la loro terra per migrare nelle Americhe, portando con sé cultura e tradizione, cosi come descritto nel post per la festa di San Patrizio. La parola Halloween è la derivazione di All Hallow’ Eve, la vigilia di tutti i santi, che negli anni ha visto perdere la connotazione religiosa e la sua ritualità, divenendo un evento meramente consumistico. Solo in America, si spendono due milioni e mezzo di dollari per vestiti, addobbi e feste.

Uscendo da casa stamani, credo di aver compreso il sentimento che ha pervaso il produttore Tim Burton quando ha ideato il film di animazione, per grandi e piccini, che suggerisco a tutti di rivedere, o di vedere, per chi non l’avesse ancora fatto: Nightmare before Christmas.

Non si è avuti che il tempo di vedere i negozi addobbati di zucche, scheletri e ragnatele che si è passati alle decorazioni natalizie. Ispirato alla leggenda irlandese di Jack O’Lantern, un bevitore seriale e molto astuto, che si ritrova a fare un patto col Diavolo la sera del 31 ottobre, restando intrappolato dagli artefici di Jack, che si ritroverà a vagare per l’eternità in un luogo dove vivere; quella di Jack Skeletron (nel doppiaggio in italiano ha la voce di Renato Zero) è la storia del re delle zucche del paese di Halloween innamorato di Sally, stanco di spaventare il prossimo s’imbatte in un cerchio di alberi camminando per il bosco, ognuno con una porticina nel tronco. Viene catapultato in un mondo parallelo innevato e pieno di addobbi natalizi. Rapito da ciò che vede decide di portare il Natale nel suo regno. Ci riuscirà?

Secondo usanza irlandese, cosa non deve mai mancare a tavola in questo periodo è un dolce che può sembrare natalizio e che quindi ben rispecchia il film d’animazione che andremo a guardare: Barmbrack

Istruzioni

  • 300 ml Tè freddo non zuccherato
  • 370 g canditi e uva sultanina
  • 225 g Farina 0
  • 125 g Zucchero
  • 1 Uovo
  • 1 bustina Lievito per torte salate
  • 2 cucchiaini Cannella in polvere
  • 50 gr di wisky

PREPARAZIONE

  1. Semplicissimo. Mettiamo la frutta e lo zucchero in una ciotola, aggiungiamo il whisky e mescoliamo, quindi versiamo tè. Copriamo e lasciamo per diverse ore o tutta la notte
  2. Prendiamo uno stampo da plumcake, ungiamolo leggermente e infariniamolo. 
  3. Aggiungiamo la farina, la cannella e l’uovo alla frutta e mescoliamo fino a quando non saranno ben amalgamati. 
  4. Aggiungiamo il lievito e continuiamo a mescolare.
  5. Versiamo il composto nello stampo e livelliamo. Cuocere in forno preriscaldato a 170 per 1 ora, prova stecchino come sempre.
  6. Aspettiamo che si raffreddi prima di toglierlo dallo stampo. Servire affettato e imburrato.