È già da un po’ di tempo che mi sono appassionata a guardare film del catalogo Apple tv, più che altro serie televisive fino a quando, facendo zapping, la mia attenzione non si è fermata su un film il cui titolo ha attratto la mia curiosità.

Reminiscenza liceale, ho pensato ad un dialogo di Platone, Fedone, ambientato dopo la condanna e prima della morte di Socrate, nel quale parlava della preesistenza dell’anima facendo un riferimento ai cigni, che quando sentono la morte vicina, iniziano a cantare perché felici di andare dal proprio dio. Mentre gli uomini, con la paura di morire, pensano che i cigni lamentandosi cantino il dolore.

Ma cosa c’entra Socrate con il film? quest’oggi il nostro viaggio approda in un futuro plausibile e lo facciamo attraverso le immagini di: Il canto del cigno.

Quanto siamo disposti  sacrificare di noi stessi per rendere le persone a noi più care felici?

Cameron Tuner (Mahershsla Ali), è un grafico con una moglie e un figlio piccolo, che scopre di avere una malattia terminale. Lo confessa ai suoi cari? Nel frattempo decide di affidarsi alle cure della dottoressa Jo Scott (Glenn Close), che ha dedicato tutta la sua vita professionale ad una tecnica di clonazione di esseri umani.

Dal regista irlandese premio Oscar Benjamin Cleary, per anni ha concentrato il suo pensiero sul concetto di morte, scrivendone la sceneggiatura e ponendo lo spettatore alla riflessione.

Il Canto del Cigno sin dalle prime scene mostra una qualità di tecnica, oltre che un grand cast, una fotografia sempre limpida, fatta di toni che richiamano l’aspetto malinconico, che si avverte sopratutto  tra i campi lunghi, architetture futuristiche e minimaliste.

Il film pone delle domande di grande spessore, sopratutto sul fine vita. Mentre le scene si susseguono il personaggio vive i suoi ultimi giorni in un percorso fatto  dell’accettazione di un lutto (il proprio) che arriverà e di quel distacco che da lì a poco ci sarà con una famiglia che non sarà più sua. Il racconto, che man mano si snoda su ogni singola scena, parrebbe essere fatto di un futuro come atto d’amore, creato da una fragilità della vita che nonostante tutto è pronta ad affrontare il dolore, le paure, l’ignoto. Nel guardare il film qualcuno potrebbe pensare che si tratti solo di fantascienza, ma vi assicuro che passa in secondo piano quando a vivere sono le emozioni che ci portano a chiedere sulla base di cosa si parla di amore.