Da più parti abbiamo sentito parlare dello sport come strumento volto all’inclusione sociale nel fenomeno migratorio che stiamo vivendo in Italia, la quale risulta, alle volte, poco efficiente e disorganizzata rispetto all’enormità del fenomeno. Sorgono così delle associazioni che tra i fini della propria attività c’è “la cura e il rispetto del prossimo”. 

Per il post di oggi restiamo in Italia, esattamente a San Giovanni Rotondo.

La realtà di cui vi sto parlando è molto comune a tante altre nel resto del Paese. Il fenomeno migratorio ha messo alla prova il nostro essere solidale, il nostro essere altruista ma sopratutto, quanto la cultura e la tradizione di un altro popolo abbia trovato in noi la predisposizione dapprima all’inclusione e poi all’integrazione. 

Non entro nelle formalità di come istituzionalmente l’Italia abbia e continui ad affrontare il fenomeno, ma parto dalla realtà del Consorzio Matrix Cooperativa Sociale che a San Giovanni Rotondo si occupa dell’integrazione di giovani ragazzi di sesso maschile provenienti da Paesi che non garantiscono una vita dignitosa, per motivi di guerre, terrorismo, di profonda crisi economica e politica. Tra queste riga voglio che si capisca il lavoro di integrazione della Cooperativa nella persona del referente Giampietro, con il quale ho avuto modo di intrattenermi in una piacevole conversazione. 

Potremmo scrivere a lungo ma è la presenza fisica che contribuisce molto di più di una lettura, che sarà solo un punto dal quale partire, quell’input che mi auguro possa portare ogni lettore a rendersi partecipe dell’attività di integrazione come ben ha dimostrato la ComunitàLaudato Sì”, di San Giovanni Rotondo, ma che è presente su tutto li territorio nazionale. 

Una comunità che nasce su ispirazione dell’Enciclica del Papa e promuove l’ecologia integrale, che non è soltanto quella ambientale, ma anche la salvaguardia del prossimo. In un giorno qualunque alcuni volontari di questa comunità “si sono accorti” di questi ragazzi e si sono subito attivati per essere parte della loro quotidianità. Anche se per molti potevano sembrare trasparenti, loro hanno capito ben presto che dentro ogni ragazzo dalle differenti culture, lingue e nazionalità, c’era un denominatore che li accomunava: il calcio. In poco più di un paio di settimane, grazie al contributo di Antonio, i ragazzi hanno potuto parlare una sola lingua su di un prato verde. Cosi il 21 luglio, la squadra di calcio ASD San Marco (campionato Eccellenza) che non fa mai mancare la sua presenza negli eventi a tema di solidarietà, è scesa in campo per una partita che ha visto la composizione mista delle squadre. La scelta di non separare le due realtà è stata fortemente voluta e ben accolta dagli organizzatori e dal mister della ASD San Marco, Marcello Iannacone, proprio per permettere di fare squadra e di creare nuovi legami di amicizie. Presenti su San Giovanni Rotondo dal mese di Marzo, i ragazzi hanno mostrato come attraverso il calcio si poteva e si è fatto aggregazione. Con l’augurio di vederli in altre attività, ho suggerito che con tutta probabilità, il loro carattere, la loro cultura si potrebbe sentire attraverso i sapori della loro tradizione culinaria. Per questo suggerisco che il prossimo evento possa farsi tra i fornelli: “La tavola è luogo di riconoscimento e ospitalità, ed esperienza di scambio”.