Quando ho ideato il mio blog, come scrivo nella presentazione che racconta di me, era perché sentivo la necessità di svuotare la mia mente. Con metodica puntualità, ho offerto ai miei lettori la possibilità di raccogliere i miei pensieri, i miei suggerimenti, i viaggi e le conoscenze di terre tanto lontane quanto vicine. Di assaporare gusti nuovi, o probabilmente identici a quelli già conosciuti. Alle volte ho marcato la mano per non venire meno all’appuntamento settimanale, sollecitata anche da alcuni lettori che aspettavano che pubblicassi il nuovo post. In piena campagna elettorale in più zone d’Italia, non volevo mancare rispetto alla mia storia di attivista politica, tralasciando argomentazioni che potessero dare l’idea di propaganda elettorale, ma non essendo un’influencer, e per non far torto alla mia intelligenza, quasi profetico, questa mattina ho sorriso nel leggere sulla bacheca Facebook di un amico, una poesia e ho deciso di scrivere. Quest’oggi il nostro viaggio si compone di una riflessione sugli elettori e lo facciamo leggendo Trilussa: Numeri

– Conterò poco, è vero:

– diceva l’Uno ar Zero –

…ma tu che vali? Gnente: propio gnente.

Sia ne l’azzione come ner pensiero

rimani un coso voto e inconcrudente.

lo, invece, se me metto a capofila

de cinque zeri tale e quale a te,

lo sai quanto divento?

Centomila.

È questione de nummeri. A un dipresso

è quello che succede ar dittatore

che cresce de potenza e de valore

più so’ li zeri che je vanno appresso.

Poeta, giornalista, Senatore a vita, Trilussa viene ricordato per le poesie nel dialetto romanesco, è stato commentatore di cinquant’anni della politica romana e italiana, pungente satira politica-sociale.

Numeri è una poesia scritta nel 1944 e quindi si capisce bene il contesto politico del periodo. Ma chi è il Dittatore dei giorni nostri? Probabilmente un’idea, un modo di vivere, un metodo che condiziona quel modello di vita. E gli Zeri chi? Noi, che chiniamo il capo e accettiamo i modelli. Verso dopo verso ben comprensibile cosa succede quando ci si accoda senza comprendere quel che si fa, quando non ci rende conto delle conseguenze delle proprie azioni. E succede che diamo peso a chi varrebbe quasi nulla. Qualcuno potrebbe dire che sono solo numeri. Invece basta poco per accodarsi. Si rinuncia alla propria capacità critica, al proprio essere individuo. Si rinuncia all’opportunità di avere un proprio pensiero. E moralmente e intellettualmente si diventa zero.

Noi elettori siamo numeri dentro una cabina elettorali, ma in quella mano c’è un pensiero, un individuo che può decidere se essere Zero oppure iniziare a contare.

Siamo nella Roma di Trilussa ed io che ci vivo in buona parte dell’anno, amo un posto in particolare della città, il mio posto del cuore, Il Teatro Marcello, Portico d’Ottavia, a ridosso del ghetto. Sono tante le osterie e nella scelta dei piatti della grande tradizione romana che mi piace gustare in questa parte di Roma, ho avuto davvero la difficoltà su cosa proporre. All fine ho scelto: la Gricia

INGREDIENTI

  • 320 gr Rigatoni
  • 250 gr Guanciale
  • 60 gr Pecorino romano grattugiato
  • Sale

PREPARAZIONE

  1. Mettiamo a bollire l’acqua per la pasta.
  2. Prendiamo il guanciale che abbiamo fatto tagliare dal nostro salumiere di fiducia in fette spesse 1 centimetro ed eliminiamo la cotenna. Io la butto ma c’è chi la utilizza per fare la zuppa.
  3. Tagliamo a listarelle il guanciale e lo mettiamo in padella calda senza aggiungere olio o burro fino a farlo diventare croccante.
  4. Saliamo l’acqua che sta bollendo e buttiamoci la pasta e la cuociamo al dente perché termineremo la cottura in padella.
  5. Versiamo un mestolo di acqua di cottura nella padella con il guanciale e ci aggiungiamo la pasta e la saltiamo.
  6. Spegniamo il fuoco aggiungiamo più della metà del pecorino e continuiamo a mescolare, aggiungendo acqua di cottura se necessario. Se si forma la cremina, abbiamo fatto un buon lavoro.
  7. Impiattiamo e serviamo aggiungendo altro pecorino